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Il Novecento: I grandi maestri vetrai.

La lavorazione del vetro di Murano subì una forte crisi nel corso del XIX secolo a causa sia della forte concorrenza del vetro di Boemia sia delle forti tassazioni dell’impero Austro-Ungarico, nuovo dominatore di Venezia. La crisi fortunatamente non durò a lungo: con l’inizio del nuovo secolo, l’arte del vetro di Murano tornerà al suo antico splendore.

Il periodo di inizio Novecento fu attraversato dalla corrente artistica dell’Art Nouveau, meglio conosciuta in Italia con il nome di stile liberty. Il rinnovato interesse per il vetro di Murano si ricollegava anche alla diffusione di questo nuovo stile artistico: l’Art Nouveau infatti influenzerà ben presto ogni forma d’arte esistente, compresa la produzione del vetro muranese.

Sarà però l’esposizione alla Biennale del 1914 a riportare in auge le creazioni artistiche in vetro: all’esposizione infatti ebbero molto successo artisti come Vittorio Toso Borella, Vittorio Zecchin, Salviati, Carlo Moretti e Seguso, quest’ultimo già omaggiato da Gabriele D’Annunzio nel suo capolavoro “Il Fuoco” (1900).

Una nuova vetreria, nata nel 1921, istituì per prima la volta il ruolo del direttore artistico: era la vetreria Venini, all’epoca nota come Cappellin & Venini, che scelse il maestro Vittorio Zecchin come direttore artistico. Venini fu la prima ditta a introdurre questa novità, ma ben presto anche le altre ne seguirono l’esempio.

 

Oltre alle famose lastre in vetro mosaico del 1914, le opere del maestro Zecchin negli anni seguenti si caratterizzarono per la leggerezza e trasparenza della materia, un tratto che segnerà anche le creazioni artistiche di Venini, che negli anni ’20 vennero lavorate con vetro colorato e trasparente per poi approdare, negli anni ’30, al vetro pulegoso, ovvero caratterizzato dall’inclusione di bollicine d’aria (le puleghe), firma dell’artista Napoleone Martinuzzi, direttore artistico della ditta dal 1931.

Come segno della grande ripresa della lavorazione del vetro di Murano furono le numerose collaborazioni degli artisti con le produzioni vetrarie del tempo, come Umberto Bellotto, Carlo Scarpa o Guido Cadorin. Aumentano anche le partecipazioni degli artisti del vetro a mostre e Biennali.

 

La fortunata rinascita non attraversò periodi di crisi con la seconda guerra mondiale. La rivisitazione del vetro di Murano, la sua reinterpretazione alla luce del cambiamento dei tempi, restò costante. Negli anni ’50-’60 si distinsero le tecniche dei vetri sommersi, composti cioè tra strati sovrapposti, di Flavio Poli, o del vetro pesante di Giulio Radi. Venini opererà invece un recupero delle tecniche tradizionali, come la filigrana, la murrina e l’incalmo.

Nata in tempi più recenti, VDA Borella si inserisce nella lavorazione del vetro di Murano per le sue innovazioni: i maestri vetrai lavorano il vetro seguendo l’antica sapienza millenaria, modellano le forme più svariate per dare vita a complementi d’arredo davvero unici. È il connubio con l’arte floreale, con le rose e i licheni stabilizzati, fiori e piante di lusso, a conferire la magia della natura a un design fedele alla tradizionale arte vetraria di Murano.